Welcome to Magazine Premium

You can change this text in the options panel in the admin

There are tons of ways to configure Magazine Premium... The possibilities are endless!

Member Login
Lost your password?

Dal Francese all’Inglese: ma è la strada giusta?

May 15, 2013
By

Oggi vorrei proporvi uno spunto di riflessione che parte dalla lettura di varie notizie sul web riguardanti alcune questioni linguistiche e politiche della Francia; non ho potuto rinunciare a scrivere un articolo su questa tematica, prendendo il via dalla reazione dei puristi all’introduzione di una nuova legge che andrà a modificare la fisionomia degli atenei francesi.

Il cambiamento consisterà nell’attribuire importanza sempre crescente all’inglese, lingua oramai sovrana!

Con purista si definisce ogni atteggiamento tradizionalista che aborre e non approva neologismi, forestierismi o qualsivoglia apporto da altre lingue, in favore del mantenimento della purezza della lingua madre.

Il presidente della Francia con il nuovo progetto di legge vorrebbe incrementare il flusso di studenti internazionali nelle Università della sua nazione e renderla meta ambita anche sotto il profilo scolastico. Idea magnifica, direte voi, ma è necessario tenere conto anche di chi è contrario a questa innovazione, considerando in primis le opinioni di alcuni professori universitari e intellettuali. Tra l’altro questa battaglia dovrebbe toccare da vicino anche noi italiani.

Infatti l’Italia è, con alcune differenze, nella stessa situazione francese: anche in Italia si vorrebbero rendere ancor più appetibili le Università per il pubblico oltre confine e non solo. Io personalmente attribuisco molta importanza all’uso quotidiano, preminentemente in ambito lavorativo, della lingua inglese.

E aggiungo, mio malgrado, che sono pienamente consapevole che è di fatto la lingua internazionale per eccellenza ed è utile per vivere appieno il mondo d’oggi. Allo stesso tempo, tuttavia, credo sia profondamente triste e presuntuoso sentire alcuni individui (particolarmente favorevoli all’internazionalizzazione del linguaggio) affermare con velata arroganza che la lingua di Shakespeare dovrebbe essere parlata come la nostra lingua madre.

Molto spesso, di fronte a questi obiettivi, passa in secondo piano una problematica fondamentale: l’ identità linguistica nazionale e locale. Noi chi siamo? Figli di nessuno? Oggigiorno in Italia è sempre più difficile trovare persone che parlino i vari dialetti in modo corretto senza lasciarsi contagiare dall’italiano, un processo che sembra potrebbe essere ricalcato dal dominio inglese sulla nostra lingua. Questo tipo di “soppressione”, che si tratti di un cambiamento parziale o radicale, è auspicabile non avvenga in modo brutale e permetta di conservare l’identità linguistica e culturale del Bel Paese.

Voi cosa pensate a riguardo? Se vi chiedessi di schierarvi, optereste per mantenere intatte le nostre tradizioni legate alla lingua, o sareste favorevoli ad una globalizzazione quasi totale col rischio che molto della nostra storia e della nostra cultura vada trascurato e gettato nel dimenticatoio?

Scusate per la lunga digressione, che mi ha portato ad allontanarmi dal principale tema del discorso ovvero il francese, ma dopotutto sono italiano! 🙂

Riprendendo il filo del discorso vorrei sottolineare come sia importante e condivisibile che la Francia desideri incrementare il numero di studenti che provengono da altri paesi, tuttavia non deve (con l’introduzione di corsi in inglese), dormire sonni tranquilli: magari ci sarà un’apertura maggiore alle richieste di universitari da un lato, ma dall’altro forse potrebbe essere l’inizio della fine per il francese che, non dimentichiamo, tutt’ora grazie alla sua storia può essere considerato una delle lingue di maggiore importanza in tutto il mondo. Sto pensando, per esempio, a quanto è importante conoscere la lingua in cui si sono espressi certi poeti o intellettuali, per poter capire appieno il significato delle parole e del senso delle poesie. Concludo dicendo che in mia opinione coloro che vivono in Francia dovrebbero contribuire, per quanto loro possibile, al fine del mantenimento della lingua e dei valori annessi al francese: dovrebbero farlo anche perché è come se lo si facesse per il proprio paese. Spero che questo articolo possa essere uno spunto di riflessione per chiunque.

Marco Campo Bagatin

Tags: , , , , , , ,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *