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Università in Francia: l’esperienza da studente di Jacopo!

December 10, 2012
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In questi giorni ho avuto il piacere di intervistare Jacopo, un brillante ragazzo italiano di 25 anni che vive e studia in Francia.

Per la precisione Jacopo è lombardo, originario del piccolo paesino di Barzanò, in provincia di Lecco.

Dopo aver conseguito la Laurea in Matematica si è trasferito in Francia, nei dintorni di Parigi, dove vive da circa tre mesi.

 

– Ciao Jacopo, ci puoi raccontare la tua esperienza francese? Di cosa ti occupi?
Ciao a tutti! Attualmente sto seguendo un master 2, equivalente al nostro ultimo anno di Laurea Magistrale a Marne la Vallée, appena fuori Parigi.

– Come hai avuto questa opportunità?

L’anno scorso ho deciso di iniziare un dottorato in matematica finanziaria, ma dato che le mie conoscenze in questo campo erano piuttosto limitate mi è stato proposto di passare un anno ad approfondirle nella Ville Lumiere. Dato che già da diverso tempo volevo “lasciare l’ovile” ho preso la palla al balzo!

– Quali pensi siano le principali differenze tra il sistema italiano e quello francese?

A livello burocratico penso che la maggiore differenza sia che qui devi riempire moduli per fare praticamente ogni cosa, ma che poi in poco tempo tutto funziona (nb: ma magari nel frattempo hai dovuto consegnare qualcosa come 10 chili di moduli per poter accedere a una biblioteca). Una cosa che trovo molto interessante della Francia sono tutti gli aiuti economici che chiunque può avere: appena uno entra in affitto fa subito domanda alla CAF per un aiuto e in un paio di mesi arrivano sul proprio conto 100-200 € per l’affitto da parte dello Stato (ovviamente anche in questo caso abbiamo da riempire scartoffie sia online che in formato cartaceo da inviare, ma in questo caso la cosa si fa molto più volentieri). Inoltre essere under 26 è una vera manna dal cielo in Francia: in molti posti si hanno sconti più o meno importanti e in alcuni casi la detrazione è addirittura del 100%, specie per quel che riguarda la cultura.

– Hai avuto delle particolari difficoltà nel primo impatto con la nuova realtà? Quali?

Sicuramente la lingua è un ostacolo non da poco: spesso si parla con persone che non sanno l’inglese per cui la conoscenza del francese è fondamentale. Per contro se i francesi vedono che ti sforzi per farti capire cercano anche loro di venirti incontro. Il secondo problema è l’alloggio: io ho avuto la fortuna di trovare stanza in poco tempo soprattutto grazie all’Università, ma in ogni caso ho dovuto girare um po’ trascinando chili di documenti, anche perché i padroni di casa si possono permettere di fare gli schizzinosi vista la grande “fame d’alloggio” che c’è.

– Parigi, quali sono i lati negativi e quali quelli positivi della vita nella Ville Lumiére?

Purtroppo non abito esattamente a Parigi, ma leggermente fuori, per cui passo relativamente poco tempo in città, soprattutto i finesettimana. Una delle cose migliori della Ville Lumiére sono sicuramente i trasporti: nonostante siano molto costosi sono veramente capillari e permettono di raggiungere quasi ogni angolo in poco tempo. Anche la cucina non è male, anzi, e spesso si riesce a cenare bene (e tanto) con meno di 20€. Questo soprattutto affidandosi ai menù o alle formule dei locali, purché non si chieda l’acqua in bottiglia, nel qual caso son dolori: mentre la caraffe d’eau è gratis e di norma la portano anche senza bisogno di chiederla, per mezzo litro di acqua in bottiglia possono esser chiesti anche 4€! Il lato peggiore è il costo della vita, specie per quanto riguarda il divertimento: a meno di conoscere molto bene posti e orari (per esempio durante gli happy hour, quando si paga meno ma non aspettatevi di mangiare) si rischia di essere spennati.
La cose peggiori rimangono però l’assenza di un buon caffè (finora non son riuscito a berne uno decente se non in casa di amici) e la voglia francese di distinguersi: non solo nel non utilizzare le parole inglesi di uso corrente (non hanno l’email, ma il courriel!!) ma anche nell’ostinarsi a usare una tastiera diversa dalla classica “QWERTY”, e praticamente impossibile da usare per chiunque ecceto loro.

-Studiare in Francia e in Italia, quali le differenze?

Partiamo col dire che in Francia esistono 2 sistemi universitari paralleli: o il 3+1+1 o il 2+3 (sistema delle Grandes Ecoles). Il 3+1+1 è praticamente equivalente al nostro sistema universitario anche se permette a chi lavora di prendersi un anno sabbatico per continuare la propria istruzione magari pagato dall’azienda per cui lavora (un paio di miei compagni di corso lo fanno) e poter così avanzare di carriera. Le Grandes Ecoles sono più o meno l’equivalente della nostra Normale di Pisa, o della SISSA: si fanno 2 anni di classi preparatorie per poi provare un test in base al quale viene selezionata la Grande Ecole in cui si finisce (ce ne sono molte su tutto il territorio, con livelli diversi). Un’altra differenza molto rilevante è il contatto con il mondo del lavoro: mentre da noi (esclusi pochi casi, spesso università private o molto prestigiose) questo si riduce a un carreer-day annuale in cui si consegna il proprio curriculum insieme a migliaia di altri studenti a una qualche azienda che ha un banchetto nella hall della propria Università, qui si organizzano settimane di seminari da parte delle aziende indirizzati ai singoli percorsi di studi. A fine anno si possono fare 2 tipi di Tesi: o una Tesi teorica come la nostra, oppure uno stage retribuito in azienda durante il quale ti viene veramente insegnato un lavoro. L’ultima differenza sono le tasse universitarie: qui il diritto allo studio è un vero diritto, si paga una sola retta di circa 200€ a cui va aggiunta una assicurazione sanitaria e altre minitasse per un totale finale di circa 500€ contro i minimi 1000€ che si pagherebbero in Italia.

– Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi in Francia?

Armatevi di buona pazienza, se possibile cercate di avere meno di 26 anni, imparate il francese… e portatevi 2 valigie: una con la vostra roba e una con tutti i documenti che avete prodotto nella vostra vita, ovviamente in triplice copia perché non si sa mai!

 

Luca Cattaneo

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